Bedrich Smetana - (Litomysl 1824 - Praga 1884)
di Matteo Garofalo e Alessandro Fabbro

Smetana, come molti altri musicisti del suo tempo, ebbe una vita agitata e in gran parte infelice.
Come
Liszt, poi, fu anch'egli un bambino-prodigio, capace di esibirsi in pubblico suonando il pianoforte già in giovanissima età.
Nacque figlio di un birraio, che desiderava avviarlo agli studi di giurisprudenza; il giovane Bedrich, invece, si trasferì a Praga per intraprendere la carriera musicale, rendendosi indipendente economicamente dalla famiglia attraverso l'insegnamento presso una casa nobile.

Già nell'estate del 1847 poté iniziare una serie di concerti come pianista. Essa purtroppo ebbe un esito negativo e, tornato a Praga l'anno seguente, aderì attivamente (componendo inni e canti d'ispirazione libertaria) alla rivolta contro il potere monarchico.
Diventato amico di Liszt, in seguito, nel 1856, fu invitato a trasferirsi in Svezia, a Goteborg, come direttore della locale Società Filarmonica.
Cinque anni dopo, con la promulgazione della Costituzione, poté finalmente tornare, ancora una volta, a Praga: in quegli anni cercò, anche con frequenti scritti critici (e persino con un manifesto), di dare alla cultura ceca una musica che realmente le appartenesse, mediante l'opera e il poema sinfonico (quest'ultimo assimilato dopo aver subito l'influenza di Liszt).
Le prime tre opere che compose furono ispirate, fra l'altro, proprio alla storia ceca, dedicate ad una paventata invasione prussiana della Boemia, ad un popolare eroe in lotta contro l'oppressione e alla leggendaria principessa fondatrice di Praga.
La sua più famosa composizione e però un opera comica: "La sposa venduta", la cui trama si basa su un equivoco secondo il quale un giovane avrebbe venduto la propria sposa per trecento monete d'oro; Smetana, inoltre, dimostra una costante predilezione per una vivace danza boema, la Polka.
Fra le sue ultime composizioni si distingue, infine, il ciclo di sei poemi sinfonici intitolato "La mia patria", del quale emergono soprattutto la mitologia ceca, gli eventi memorabili del passato, le bellezze artistiche e l'avvenire del Paese.
L'arte di Smetana presenta notevoli legami con quella dei musicisti delle nazioni limitrofe, ma in essa sono forti i sentimenti della libertà e della fedeltà paese natale, riscontrabili anche nel frequente richiamo alle sue musiche popolari.
Nel nazionalismo dei musicisti boemi (e quindi anche di Smetana) sono totalmente assenti quel senso di ribellione e quel risentimento polemico che invece si avvertono quasi sempre nei compositori russi: il compositore ceco, difatti non si propone di svegliare il popolo dall'oppressione, bensì soltanto di tradurre in musica l'ideale nazionale della borghesia, inserendosi, così, nel più ampio contesto della musica europea.
Negli ultimi anni della sua vita, Smetana, colpito da una gravissima sordità, fu afflitto da uno stato di angoscioso annebbiamento mentale, che lo costrinse a vivere in manicomio.

Richard Strauss (Monaco di Baviera 1864 Garmisch-Partenkirchen 1949)

Come l'omonimo austriaco Johann junior, pure il compositore bavarese discendeva da una famiglia di musicisti.
Pur avendo studiato regolarmente fin da giovanissimo, la maggiore influenza su di lui fu esercitata dall'incontro con Hans von Bulow, celebre direttore d'orchestra del secolo scorso (e genero di
Liszt), che lo introdusse nella direzione come sostituto nell'orchestra di Meiningen.
Il padre, abilissimo cornista, ma dal carattere quasi impossibile, considerava Wagner come uno dei peggiori musicisti del tempo e ciò influenzò inizialmente i gusti del figlio; in seguito all'ascolto del Parsifal, però, il giovane Richard muterà completamente opinione, al punto da trasferirsi per un anno a Bayreuth, città ove operavano
Wagner e Liszt; al contrario, in seguito ad un viaggio in Italia qualche anno più tardi, non rimarrà particolarmente estasiato dalla musica di Verdi e Rossini.
Nel 1866 entrò a far parte dell'orchestra di Monaco: in questo periodo sposò la cantante Pauline de Ahna e incontrò un crescente successo sia nella direzione sia nella composizione, sino ad essere nominato direttore del teatro della corte di Weimar, ove comporrà numerose opere, quali "Morte e trasfigurazione" e "Macbeth". Nel 1892 fu costretto ad intraprendere un viaggio nei paesi mediterranei per riprendersi da una grave malattia polmonare.
Nel 1894 presentò l'opera "Guntram", visibilmente ispirata a Wagner (del quale è il riconosciuto erede naturale), che però gli procurò un gran numero di commenti negativi, costringendolo ad interrompere momentaneamente la sua carriera musicale.
Nel '98 fu chiamato da Guglielmo II° all'orchestra reale prussiana, a Berlino, allora vivace e abilissimo centro culturale europeo, ove compose una delle sue opere più famose: "Il cavaliere della rosa".
Nei primi anni del nostro secolo scrisse poi la sua opera più controversa: "Salomè", che suscitò critiche contrastanti.
Dal 1906, con "Elettra", iniziò la collaborazione con il librettista Hugo von Hofmannsthal: i due, pur dotati di caratteri completamente differenti (irruente e vivace il primo, timido e riflessivo l'altro) diedero vita ad una collaborazione molto fruttuosa, che però non si tramutò mai in amicizia. Mentre Strauss godeva di notevole fama e successo, ricevendo persino una laurea honoris causa dall'università di Oxford, la I° Guerra Mondiale era alle porte: il compositore aderì alla causa della propria nazione, pur scegliendo di non schierarsi attivamente tra gli interventisti.
Dopo la morte di Hofmannsthal (1929), Strauss scelse come librettista lo scrittore Stefan Zweig: tuttavia, tale collaborazione fu interrotta dall'avvento di Hitler e del nazismo, poiché Zweig, ebreo, fu costretto a rifugiarsi all'estero. Il compositore, invece, dal '33 al '45, rimase in una posizione ambigua, non essendo favorevole al regime nazista, ma neppure contrastandolo, poiché scelse di accettare tutte le cariche e gli onori che esso gli attribuiva, in nome della sua indipendenza di artista rispetto alla politica.
Mori nel 1949 nella sua abitazione di Garmisch, in seguito ad un arresto cardiaco.

Johann Strauss Junior (Vienna 1825 - 1899)

E' il più celebre di una famiglia di musicisti dediti soprattutto alla musica leggera dell'epoca (l'operetta e la musica da ballo). Egli successe al padre Johann Senior (chiamato il padre del valzer) nella direzione di un'orchestra già celebre, che portò ai più luminosi successi, compiendo con essa pure numerosi giri artistici in Europa come in America.
La sua produzione è composta soprattutto da valzer, il genere che lo portò allora al successo e per il quale, ancora oggi, è noto: in particolare tra le più celebri opere del "Re del valzer" vi sono "Sul bel Danubio blu", "Sangue viennese".
Johann figlio può davvero incarnare, in una perfetta immagine, la società viennese del suo tempo: una società non turbata da conflitti interni, cosicché il suo valzer la rappresenta, contrario, in tutti gli strati sociali.
I suoi 479 valzer risultano composti ad un ritmo che ricorda quello contemporaneo: l'industria della canzone; nella musica per la danza Strauss passa da eccessiva gaiezza a ripiegamenti sentimentali e a baldanze quasi militaresche: caratteristiche simili a quelle delle marce; nel teatro leggero, invece, compose esempi di operetta che influenzarono pure musicisti di importanza ben maggiore, tra i quali Brahms.

Franz Liszt (Raiding 1811 - Bayreuth 1886)

Liszt nacque nel 1811 nella regione del BurgerIand, allora amministrativamente in Ungheria, nella proprietà dei principi Esterhazy, dove, fino a venti anni prima, Joseph Haydn era stato maestro di cappella.
Dimostrò, fin da bambino, il suo interesse per la musica, rivelandosi, a tal proposito, un vero e proprio bambino-prodigio (al punto che si esibì per la prima volta in pubblico a nove anni), assieme al quale si manifestò pure (per la prima volta durante una della frequenti malattie) quel senso di misticismo che lo accompagnò per tutta la vita fino a fargli prendere, nel 1861, gli ordini minori.
Per i primi anni della sua vita, i suoi studi musicali vennero seguiti dal padre, che lo fece studiare a Vienna e a Parigi.
Liszt è ammirato come il più grande pianista del suo tempo, per i suoi virtuosismi; tuttavia, fin da giovane, si accorse che la carriera concertistica (interrotta poi nel 1847) non gli era sufficiente e si dedicò pure alla composizione, inventando addirittura due generi musicali: il poema sinfonico, per orchestra e il recital, per pianoforte.
Liszt, nella sua vita viaggiò spesso, trasferendosi da Vienna a Parigi a Roma; proprio a Parigi ebbe occasione di conoscere e stringere amicizia con altri musicista quali Berlioz e Chopin (nonché con la compagna di lui, la scrittrice George Sand); inoltre, aiutò spesso
Wagner (divenuto poi suo genero), consigliandolo e suggerendogli alcune delle soluzioni musicali che aveva scoperto lui stesso.
Nel 1833 incontrò, sempre a Parigi, la contessa Marie d'Agoull (sposata allora ad un colonnello di cavalleria) che gli darà tre figli; Liszt, proprio nel salotto della compagna, incontrò spesso altri personaggi di spicco della letteratura e, soprattutto, della musica, appartenenti al movimento romantico, del quale pure lui fu uno dei protagonisti.
Dopo essersi trasferito a Roma ed essere diventato abate, in seguito ad una nuova crisi mistica, continuò a comporre musica religiosa fino al 1866, anno in cui mori a Bayreuth, mentre assisteva ad una serie di rappresentazioni di Wagner.

Antonin Dvorák (Kralupy 1841 - Praga 1904)

Quando Smetana terminò la sua attività di musicista, per via della sordità, Dvorák continuò la sua opera.
Nato in Boemia nel 1841 e morto a Praga nel 1904, riuscì a darsi una buona preparazione musicale; appena ventenne entrò nell'orchestra del teatro lirico di Praga come violinista e iniziò a comporre giovanissimo.
Nella sua musica si riconoscono in parte Mozart, Beethoven,
Schubert, Wagner e Liszt.
Il suo primo successo fu la cantata "Hymnus" (1873), quindi i "Duetti moravi" e la prima serie delle "Danze slave".
Il compositore quindi allarga i confini della Boemia, ispirandosi a musiche anche sIovacche, polacche, ucraine e jugoslave.
Oltre che con la musica, Dvorák si cimenta anche nel teatro, sia comico che tragico, ma non ha gran successo: comunque la sue opera migliore fu "RusaIka", del 1901.
L'aura slava é il clima nel quale Dvorák fa vivere le sue creature, risalendo con insistenza alle fonti della musica ucraina, che egli ritiene originaria, ma raccogliendo al tempo stesso i riecheggiamenti delle voci popolari più disparate.
Nel 1884, in Inghilterra, dirige il suo "Stabat Mater", ottenendo un gran successo.
E' l'inizio di una carriera internazionale che gli procura, nel 1892, l'invito a dirigere il Conservatorio Nazionale di New York, dove rimane fino al 1895.
Negli Stati Uniti compone la sinfonia "Dal nuovo mondo", eseguita da A. Sedil nel 1893 e accolta trionfalmente; questa sinfonia si può considerare come la più bella rappresentazione di se stesso.
Il patriottismo di Dvorák (il cui patrimonio artistico è costituito da danze slave, composizioni orchestrali quali ouvertures e, soprattutto sinfonie), tende ad "annullare" quasi i confini geografici e ad uscire dai caratteri prettamente nazionalistici, per assumere quelli più generali di "slavismo".

 

Thomas Mann (Lubecca - Zurigo)
di Matteo Garofalo

Nacque, da padre tedesco e da madre brasiliana, nella seconda metà del secolo scorso a Lubecca (nell'estremo Nord della Germania) ma visse e operò soprattutto a Monaco di Baviera, ove risiedette con tutta la famiglia, dal 1893 al 1933 (anno della sua partenza dalla Germania).
Iniziò la carriera letteraria già nel 1898, ma solo tre anni dopo, nel 1901, sarebbe stato pubblicato il romanzo "I Buddenbrooks", l'opera che per prima gli consenti di affermarsi tra i nuovi scrittori della sua generazione.
Già nelle sue opere più giovanili si possono riscontrare le contraddizioni e i contrasti, che avrebbero sempre caratterizzato il suo stile: contrapposizioni fra la cultura tedesca e quella latina (che lo spingeva a compiere frequenti viaggi, anche nel nostro Paese), fra la natura borghese e la sensibilità di artista: a questo primo periodo appartengono i romanzi "Tonio Kroger" (1904), "Tristano" (1903) e, dieci anni più tardi "Morte a Venezia" (1913).
Nell'immediato dopoguerra Mann si distinse per le posizioni "distaccatamente" nazionalistiche; tuttavia tra il 1919 ed il 1930 egli assunse posizioni più moderate, con un suo particolare conservatorismo democratico.
Nel 1929, nel frattempo, gli venne assegnato il premio Nobel per la letteratura.
Nel 1933 iniziò, in Svizzera prima e negli Stati Uniti poi (da dove, prima e durante la II° Guerra Mondiale, lanciò numerosi appelli all'Occidente contro la barbarie nazista) il suo esilio volontario dalla Germania, che lo consacrò come cittadino "del mondo" più che di una singola nazione: durante tale periodo, la sua principale opera da lui composta è "Giuseppe e i suoi fratelli".
All'immediato secondo dopoguerra (1947), infine appartiene il suo ultimo grande romanzo: il "Dottor Faustus", nel quale egli tratta ancora una volta del crollo della Germania e della borghesia tedesca.

Robert Musil (Klagenfurt 1880 - Ginevra 1942)

Musil nacque al termine del XIX secolo da una famiglia di origine morava a Klagenfurt: benché non vi sia rimasta pressoché alcuna traccia di lui, si può ritrovare nella città austriaca situata sulle sponde del lago Worther un interessante paragone con la personalità dello scrittore stesso: infatti, il tradizionalismo e la pacatezza del capoluogo della Carinzia (regione austriaca posta al confine con la Slovenia) contrastavano già allora con la modernità di Velden, altra cittadina che sorge sulla riva opposta del lago.
Difatti, nelle opere di Musil si può ritrovare di frequente il tema del tormento per il declino della società preesistente, rappresentata dall’impero asburgico e della preoccupazione per il mondo nascente, che avrà il suo culmine nell’ascesa del nazismo.
Dopo un’infanzia travagliata dalla separazione effettiva dei genitori, già a dodici anni egli fu avviato alla carriera militare; tuttavia, non sentendosi portato per tale strada, scelse di "ripiegare" sugli studi di tipo tecnico, laureandosi a Stoccarda, nel 1902, in ingegneria.
Abbandonò però ben presto pure quella via, pubblicando nel 1906 il suo primo romanzo, "I turbamenti del giovane Torless", che ottenne un certo successo.
In seguito, si trasferì a Berlino, ove si laureò pure in filosofia e dove avrebbe fatto ritorno qualche anno più tardi, come redattore della "Neue Rundschau".
Dopo un breve legame (soprattutto intellettuale) con Herma Dietz, Musil sposò nel 1911 Martha Heimann, la donna la donna assieme alla quale sarebbe rimasto fino alla morte.
Durante la Grande Guerra ebbe il grado di capitano, ma negli anni che seguirono la fine del conflitto fu tormentato dal desiderio di una vita più distesa.
Tuttavia, finalmente, nel 1923 egli fu sollevato dall’inizio della stesura del romanzo che poi sarebbe stato riconosciuto come il suo capolavoro, quasi una sintesi del suo pensiero: Musil infatti aveva avuto da sempre, come tema dominante della propria esistenza, la problematica dell’uomo del suo secolo, "L’uomo senza qualità", che è conteso, nella crisi di valori dell’Europa del primo Novecento, tra antiche e nuove tendenze.
Musil non riuscì mai a fare della sua professione una vera e propria carriera e spesso, a causa delle difficoltà economiche, venne aiutato dagli amici; nel 1938 dovette arrendersi al nazismo imperante ed emigrare a Ginevra con la moglie ebrea.
Mori quattro anni dopo, in Svizzera e fu dimenticato per lungo tempo, per essere riportato solo in seguito fra i grandi della letteratura moderna
.

Hermann Hesse (Calw 1877 - Montagnola 1962)

Hermann Hesse nacque nel 1877 a Calw, una tranquilla cittadina del Wurttemberg rimasta al riparo dalle profonde trasformazioni causate dallo sviluppo industriale della Germania appena unificata.
La città era centro di diffusione di una corrente del Protestantesimo - il Pietismo - particolarmente severa ed aveva una fitta rete di relazioni con tutto il mondo.
Il giovane Hesse subì l’influenza della cultura del nonno materno, ex-missionario pietista in India, nel Malabar, esperto di sanscrito e di altre lingue orientali, contrastante, però, con la mentalità dei genitori, non altrettanto aperta verso culture lontane e diverse: in tale contesto familiare, decisamente opprimente, la giovinezza di Hesse risultò difficile e travagliata, caratterizzata dalla sua volontà di sfuggire ai modelli di quella società rigidamente moralistica.
A diciassette anni, Hesse decise di abbandonare definitivamente gli studi: trovato un impiego come libraio a Basilea, promosse la sua "autoformazione" culturale leggendo i grandi classici europei.
Mentre uno dei suoi scritti riusciva per la prima volta a conquistare il favore del pubblico, egli compi due viaggi in Italia, cercando ancora di sfuggire al rigore protestante che lo aveva tormentato durante la giovinezza: tali soggiorni furono molto fruttuosi, poichè il successo del suo primo romanzo, "Peter Camezind" (1904), lo convinse, a dedicarsi alla carriera letteraria. Il primo decennio del nostro secolo fu un periodo di pace e stabilità per Hesse, che comunque rimase polemico nei confronti dell’ipocrisia del vivere piccolo-borghese.
Gli anni Dieci furono, al contrario, un epoca di inquietudine, dovuta sia ad una crisi familiare, sia allo scoppio della Prima Guerra Mondiale (durante la quale si schierò tra gli interventisti), sia alla terapia psicoanalitica cui, nel 1917, fu costretto a sottoporsi (che lo portò pure a rivedere le proprie posizioni sulla guerra).
I primi anni del dopoguerra sono invece per lui un periodo di grande attività: il suo capolavoro, "Siddharta", il "poema indiano" (1919-1922), rappresenta appieno quel periodo di nuova immersione nel pensiero mistico orientale, nel quale uno dei principali temi trattati da Hesse fu quello della divisione della personalità tra saggezza e follia.
Nel 1918 si trasferì a Montagnola, nel Canton Ticino, per assumere, cinque anni dopo, la nazionalità svizzera, distaccandosi cosi per sempre dal destino politico della Germania.
Gli anni Venti, dopo un iniziale crisi, saranno per lui rasserenati da un nuovo matrimonio; il decennio successivo, al contrario, fu segnato dall’avvento in Germania del nazismo, che nel ‘38 bandirà le sue opere. La Svizzera, in quel periodo tragico per tutta l’Europa, divenne rifugio per l’emigrazione politica e intellettuale: Hesse si impegnò per aiutare e sostenere i perseguitati che affluivano a Montagnola, ma angosciato dalla tragedia, senti esaurirsi il suo slancio narrativo.
Nel 1946, infine, al termine del conflitto mondiale, ad Hesse, oramai simbolo della resistenza morale alla repressione nazista, vennero conferiti il prestigioso premio Goethe ed il Premio Nobel per la letteratura. Mori nel ‘62 a Montagnola, in seguito ad un’emorragia cerebrale.

Franz Kafka (Praga 1883 - Vienna 1924)

Franz Kafka nasce a Praga il 3 settembre 1883. La famiglia è di origini ebraiche: il padre Hermann, nato a Wossek nella Boemia meridionale, si era trasferito a Praga e aveva sposato un’ebrea tedesca appartenente ad una famiglia benestante. Su Franz, il maggiore di sei figli e l’unico sopravvissuto dei tre maschi, si accentrano le aspettative e i sogni di affrancamento sociale di Hermann Kafka.
Compiuti gli studi liceali, Franz si iscrive all’università di lingua tedesca; l’incertezza accompagna la scelta della facoltà: nonostante i suoi interessi letterari, egli si decide per gli studi giuridici, volendo compiacere il padre, laureandosi nel 1906. In realtà frequenta lezioni e conferenze alle facoltà umanistiche, entra in contatto con i circoli letterari praghesi, ma soprattutto incomincia a scrivere (al 1906 risalgono infatti i primi frammenti del racconto intitolato "Descrizione di una battaglia").
La vita del giovane Franz Kafka, anche se già segnata da una salute incerta, è attiva e vivace: oltre allo sport e ai viaggi, sono frequenti le occasioni di incontri culturali; i giovani intellettuali più attivi in quegli anni a Praga sono suoi amici, e numerose sono anche le sue conoscenze con letterati non praghesi come Robert Musil. Incontri non solo letterari, ma anche politici, soprattutto riguardo il nascente sionismo, sono al centro di scambi d opinione, spesso epistolari, con gli amici e in particolare con Max Brod.
Nell’agosto 1912, proprio a casa di Brod, Kafka conosce Felice Bauer, una ragazza ebrea di Berlino, e il mese dopo egli scrive a Felice la prima lettera di un epistolario durato cinque anni e che comprende circa 350 lettere e 150 cartoline postali. Kafka rivede la ragazza nel marzo 1913 in occasione della Pasqua e nel giugno dello stesso anno le chiede di sposarlo. Felice acconsente alle nozze ma nel luglio dell’anno seguente Kafka decide di sciogliere la promessa. Si rivedranno nel 1917 e di nuovo Kafka farà progetti di matrimonio che verranno definitivamente annullati dal manifestarsi della tubercolosi.
Dal 1912 al 1914, mentre si nutre dell’illusione di una vita con Felice e dell’appagamento che l’epistolario, sostituto di un rapporto reale, gli consente, Kafka attraversa una fase molto produttiva in campo letterario. Due giorni dopo la prima lettera a Felice, in una sola notte, scrive di getto il suo primo racconto finito, "Il verdetto". Riprende la stesura del romanzo "Il disperso", iniziato nel 1911, ma nel novembre interrompe perché gli "urge dentro una piccola storia": si tratta della "Metamorfosi", in cui spicca prepotentemente la problematica legata al rapporto con la famiglia e in particolare col padre.
La complicata intesa con Felice occupa tutte le sue energie ed è solo dopo la rottura del fidanzamento che Kafka, nel luglio 1914, riprende a scrivere: di nuovo si cimenta col progetto di un romanzo alla cui stesura lavorerà fino all’ottobre 1915 e che non porterà a termine: esso verrà pubblicato postumo da Max Brod con il titolo "Il processo". L’esperienza diretta dell’ebraismo orientale, che Kafka ha modo di conoscere da vicino tra il 1915 e il 1916, influenza in modo determinante la sua produzione posteriore alla stesura di questo romanzo.
Tra il 1916 e il 1917, Kafka attraversa una nuova fase particolarmente feconda; nella tranquillità della piccola casa nella Alchimistengasse a Praga, che l’amatissima sorella Ottla aveva affittato per lui all’insaputa dei genitori, Kafka ricomincia a scrivere con relativa facilità e si volge di nuovo alla forma breve. I racconti nati in questi mesi mostrano un’importante evoluzione nella sua prosa: il momento dell’esperienza personale, il dato autobiografico, pur rimanendo il punto di partenza dell’invenzione poetica, viene proiettato su un piano più generale.
Da Merano, dove soggiorna brevemente, nel 1920 scrive le prime lettere a Milena, una signora conosciuta a Praga, che aveva tradotto i suoi primi racconti in ceco, e dello stesso anno è la sua drammatica "Lettera al padre".
Ai primi del 1922 inizia la stesura de "Il castello" che terminerà in settembre, e l’anno dopo sarà a Berlino con l’ultima compagna Dora Diamant. Nell’aprile del '24 è ricoverato nel sanatorio di Kierling presso Vienna, ove muore il 3 giugno. Verrà sepolto a Praga nel cimitero ebraico di Straschnitz.